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Il Consiglio dei Ministri ha approvato un rinvio decennale che salva associazioni e sport dilettantistico dalla burocrazia. Mantovano: "Riconosciuta la specificità delle nostre prestazioni". Ecco cosa cambia e perché questa data segna uno spartiacque.

La data da segnare in rosso non è più l'anno prossimo, ma un lontano 1° gennaio 2036. Con una mossa che ha sorpreso per la sua estensione temporale, il Governo italiano ha chiuso, almeno per il prossimo decennio, la complessa partita dell'IVA per il Terzo Settore e lo sport dilettantistico. Il decreto legislativo correttivo, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri n. 149 del 20 novembre 2025, sancisce che il regime di esclusione IVA per le attività istituzionali verso i soci resterà in vigore per altri dieci anni. 

Non si tratta del consueto "Milleproroghe" di fine anno, ma di una scelta politica e tecnica strutturale, nata da un intenso negoziato con la Commissione Europea. L'obiettivo raggiunto è chiaro: preservare il tessuto associazionistico italiano dall'impatto di regole comunitarie che, se applicate rigidamente, avrebbero rischiato di soffocare migliaia di piccole realtà sotto il peso della burocrazia.

Per comprendere la portata di questa decisione, bisogna guardare al braccio di ferro che va avanti dal 2008, anno in cui la Commissione UE aprì una procedura di infrazione contro l'Italia (n. 2008/2010). L'accusa di Bruxelles era semplice: se un'associazione offre un servizio a pagamento (ad esempio un corso di nuoto o di musica), svolge un'attività economica e deve rientrare nel campo IVA, anche se non fa profitti.

L'Italia ha sempre difeso il suo modello di "esclusione" (Art. 4 DPR 633/72), sostenendo che quelle attività non sono vere operazioni commerciali, ma strumenti di coesione sociale. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato la proroga sottolineando proprio questo punto: il confronto con l'Europa ha portato al riconoscimento della "specificità delle prestazioni che gli enti benefici svolgono nei confronti dei propri associati". 

In pratica, si è convinta l'Europa che imporre la Partita IVA, la fatturazione elettronica e i registri contabili a una piccola associazione di volontariato non avrebbe generato gettito (essendo le operazioni comunque esenti), ma avrebbe distrutto un patrimonio sociale insostituibile.

Per il mondo del terzo settore e per lo sport dilettantistico, la notizia è un sospiro di sollievo.

Il regime prorogato (Esclusione)

Fino al 2036, le associazioni potranno continuare a operare come hanno fatto finora per le attività rivolte ai soci:

  • Niente Partita IVA: non è obbligatorio aprirla se si svolgono solo attività istituzionali.

  • Niente Fattura Elettronica: È sufficiente emettere una semplice ricevuta non fiscale

  • Contabilità Semplificata: Non servono registri IVA complessi o dichiarazioni annuali IVA.

 

Lo scenario evitato (Esenzione)

Senza questo decreto, dal 2026 sarebbe scattato il regime di "esenzione" (Art. 10 DPR 633/72). Pur non dovendo versare l'imposta, le associazioni avrebbero dovuto sobbarcarsi tutti gli oneri strumentali delle imprese commerciali con l'apertura della Partita IVA (salvo eventuali emendamenti derivanti dall'applicazione di regimi agevolati, vedi 398/91). 

 

Una boccata d'ossigeno per lo Sport

Il settore sportivo è tra i principali beneficiari della misura. Le ASD e le SSD (Società Sportive Dilettantistiche) stanno già affrontando la rivoluzione del lavoro sportivo, con i nuovi oneri contributivi e assicurativi introdotti dalla Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021). Dover gestire contemporaneamente anche la rivoluzione IVA sarebbe stato insostenibile per molti club di base. Come evidenziato dagli esperti del settore, la proroga "evita alle associazioni di dover sostenere costi e procedure tipiche delle attività commerciali", permettendo loro di concentrarsi sulla promozione dello sport.

 

Il plauso bipartisan della politica

La misura ha raccolto un consenso trasversale, raro nell'attuale panorama politico. Il Governo Meloni ha rivendicato il risultato come tutela della "missione sociale" della Nazione. 

Anche il Forum Nazionale del Terzo Settore, che rappresenta le grandi reti associative (Acli, Arci, ecc.), accoglie con favore la stabilità decennale. La portavoce Vanessa Pallucchi aveva più volte chiesto di uscire dalla logica dell'emergenza, e questo orizzonte temporale al 2036 offre finalmente la possibilità di una programmazione a lungo termine, pur lasciando aperta la necessità di una riforma fiscale organica e definitiva.

 

Pensiero personale finale

Dieci anni sono un'era geologica in termini fiscali e tecnologici. La sfida per il Terzo Settore e per il mondo sarà quella di non interpretare questa proroga come una licenza all'immobilismo. Mentre il resto del mondo produttivo avanza verso la digitalizzazione totale del fisco, il rischio è che nel 2036 il divario tecnologico sia incolmabile. Tuttavia, per oggi, il volontariato italiano incassa una vittoria decisiva: il riconoscimento che il valore sociale non si misura con gli stessi metri del mercato.